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Sulle tracce del cancro della pelle di colore chiaro
Prof. Dr. med. Therese Resink, Dipartimento di biomedica, Ospedale universitario Basilea
Il cancro della pelle di colore chiaro è un tipo di tumore molto diffuso in Svizzera, tuttavia è significativamente meno pericoloso del melanoma. Nello sviluppo del cancro della pelle di colore chiaro, i raggi UV rivestono un ruolo essenziale. La professoressa Therese Resink si occupa di studiare in che modo si sviluppa questo tipo di cancro e perché alcuni tumori sono particolarmente aggressivi.
I tumori della pelle non sono tutti uguali. Oltre al più famoso cancro della pelle pigmentato (melanoma maligno), esistono altre due forme di cancro della pelle di colore chiaro: il basalioma e lo spinalioma. Di solito i basaliomi presentano buone prospettive di cura; non formano praticamente mai metastasi. Al contrario, gli spinaliomi sono molto pericolosi. Distruggono la pelle e i tessuti circostanti e possono generare metastasi nei linfonodi e in altri organi.
Ma in che modo cellule cutanee sane si trasformano in cellule maligne dello spinalioma? È questa la domanda che si pone la professoressa Therese Resink dell’Ospedale universitario di Basilea. Il suo lavoro di ricerca è incentrato sulla T-caderina, una molecola importante per il rinnovamento delle cellule della pelle. Quando la T-caderina viene prodotta in quantità insufficienti o eccessive, o quando cambiano le proprietà della molecola, possono insorgere malattie della pelle, tra cui anche il cancro della pelle di colore chiaro.
Therese Resink studia in che modo le variazioni della produzione di T-caderina incidono sulla probabilità che un tumore generi metastasi o meno. La ricercatrice lavora con cellule diverse, tra cui anche cellule cutanee di pazienti affetti da spinalioma. «Voglio saperne di più sul rapporto tra la T-caderina e la formazione delle metastasi», spiega Therese Resink. «In futuro, queste conoscenze potrebbero contribuire a prevedere meglio nei pazienti affetti da spinalioma quale sarà il livello di aggressività del tumore.» Un’informazione molto importante per l’assistenza e il trattamento dei pazienti.
Interrompere la comunicazione tra le cellule tumorali e l'organismo
Prof. Dr. med. Curzio Rüegg, Divisione di oncologia sperimentale, Università di Losanna, Centro ospedaliero universitario vodese (CHUV) e Centro multidisciplinare di oncologia (CePO)
Le cellule tumorali hanno molte abilità: crescono in fretta, invadono i tessuti circostanti e si diffondono nell’organismo. E comunicano con l'ambiente circostante, per farsi beffa delle reazioni di difesa dell’organismo. Il professore Curzio Rüegg, che si occupa di oncologia sperimentale, si è posto l’obiettivo di comprendere come funzioni la comunicazione nelle cellule tumorali, al fine di poterla interrompere.
La maggior parte dei malati di cancro non muore a causa del tumore originario, ma per colpa delle metastasi. È per questo motivo che la ricerca sul cancro si impegna intensamente per scoprire quali meccanismi conducono alla metastatizzazione. Soprattutto perché al giorno d’oggi, purtroppo, non esistono terapie che possano impedire la formazione di metastasi.
Uno dei ricercatori impegnati in questo campo è il Prof. Dr. med. Curzio Rüegg, che insieme ai colleghi dell’Università di Losanna e delle Università di Basilea e di Ginevra intende scoprire in che modo le cellule tumorali comunicano con l’organismo per riuscire a formare metastasi. «I tumori inviano segnali al midollo osseo, che rilascia cellule che favoriscono lo sviluppo dei vasi sanguigni nel tumore», spiega Curzio Rüegg. «In questo modo il tumore riceve più sostanze nutritive e ossigeno, e riesce a diffondersi più rapidamente. Inoltre, le cellule rilasciate dal midollo osseo aiutano le cellule tumorali a formare metastasi» Il gruppo di lavoro del Prof. Rüegg studia queste cellule in laboratorio. Quante ce ne sono? Quale aspetto hanno? Quali sono i geni che vengono attivati per favorire lo sviluppo del tumore?
Il Prof. Rüegg persegue due obiettivi: «Innanzitutto vogliamo sapere se e come è possibile bloccare queste cellule rilasciate dal midollo osseo. Così sarà possibile rallentare la crescita del tumore e la formazione delle metastasi. In secondo luogo, queste cellule potrebbero essere utilizzate per la diagnosi precoce. Inoltre, conduciamo ricerche per scoprire se attraverso queste cellule sia possibile monitorare l’efficacia delle terapie nei pazienti». Per i suoi studi utilizza modelli di laboratorio sperimentali e il sangue messo a disposizione da pazienti colpiti da cancro del seno o dell’intestino crasso.
Come si sviluppano i tumori della pelle?
Prof. Dr. Sabine Werner, Istituto di biologia cellulare, Politecnico di Zurigo
Negli ultimi anni il numero di Svizzeri che si sono ammalati di cancro della pelle è notevolmente aumentato. La causa principale di questi tumori sono i raggi UV del sole, che danneggiano la pelle e favoriscono lo sviluppo di cellule tumorali. Tuttavia, non conosciamo ancora tutti i meccanismi che spingono una normale cellula cutanea a trasformarsi in una cellula tumorale. Questi processi sono oggetto di ricerca al Politecnico di Zurigo.
Subire ripetute scottature, soprattutto prima di aver raggiunto l’età adulta, aumenta il rischio di sviluppare, da grandi, un tumore della pelle. Ma allora cosa succede nel periodo tra le scottature e la manifestazione del tumore? Come cambiano i processi metabolici in una cellula della pelle, trasformandola in una cellula tumorale? A queste domande stanno cercando di rispondere i ricercatori del Politecnico di Zurigo, sotto la guida della professoressa Sabine Werner.
Un ruolo chiave è svolto dall’activina, una proteina che regola la crescita delle cellule della pelle. L’activina è necessaria per guarire le ferite cutanee, perché stimola la produzione del nuovo tessuto epiteliale. Attualmente i ricercatori stanno cercando di comprendere se l’activina è coinvolta nell’insorgenza dei tumori della pelle. Una cosa è già certa: in alcune cellule cutanee tumorali viene prodotta più activina del normale. Ciò indica che l’activina potrebbe favorire la crescita delle cellule tumorali.
Per questo motivo al momento i ricercatori stanno studiando l’activina con maggiore attenzione, allo scopo di comprendere quali funzioni svolge nelle cellule normali e se queste funzioni subiscono dei cambiamenti quando una cellula sana si trasforma in cellula tumorale. I ricercatori stanno esaminando cellule provenienti sia da tessuti sani sia da tessuti tumorali.
Nel caso in cui venisse dimostrato che l’activina favorisce davvero il cancro della pelle, si potrebbero cercare sostanze per inibire l’azione di questa proteina. Queste sostanze potrebbero poi essere usate per curare il cancro. Ma prima di arrivare a questo punto, gli esperti del Politecnico dovranno lavorare ancora per molto tempo.

